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Sul web il tg settimanale
Perfezionato nel 2006, è un modello di rete di comunicazione nel quale diciotto emittenti regionali trasmettono sul circuito locale, regionale e satellitare il video-giornale realizzato dall'unità 45 del dipartimento di protezione civile.
Articolo pubblicato su E-Gov ed. Maggioli
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Nel numero di marzo 2006 della rivista Punto.exe è stata pubblicata una mia intervista a Roberto Scano, consulente e sviluppatore di siti
web particolarmente attento alle problematiche dell’accessibilità, in occasione della pubblicazione del libro “Legge 04/2004 dalla teoria alla realtà”.
D: Rieccoci Roberto, è passato esattamente un anno dall'ultima chiacchierata, e siamo di nuovo qui a parlare di accessibilità, corre d'obbligo una domanda, è cambiato qualcosa? O meglio, siamo finalmente passati dalla “teoria alla realtà?
R:La realtà è iniziata a partire dal 23 agosto 2005 , quando è entrato in vigore il Decreto Ministeriale 8 luglio 2005 che contiene le regole tecniche previste dall'art.11 della legge 04/2004. Secondo l'art. 4 della legge Stanca, qualsiasi nuovo contratto per lo sviluppo di siti internet, sottoscritto dopo tale data, che non preveda tra le condizioni di fornitura il rispetto dei 22 requisiti e della metodologia di cui all' allegato A del decreto è considerato nullo.
Questa e altre risposte che coinvolgono le Pubbliche Amministrazioni puoi continuare a leggere nell'intervista
Vi segnalo un'interessate intervista realizzata da Anita Ruffa al Ministro per l'Innovazione e le tecnologie, Lucio Stanca. Un tempo avremmo scommeso, confortati da ricerche e dati, che a spendere più risorse nelle nuove tecnologie fosse il settore privato, invece pare che, in base ad una ricerca condotta da Assiform a spendere di più in tecnologia siano i consumatori al dettaglio e la pubblica amministrazione. Secondo il Ministro "i piccoli imprenditori non colgono le straordinarie opportunità offerte dall'innovazione digitale" Leggiamo quale è il parere di Stanca per rilanciare l'ITC nelle aziende italiane.
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fonte Lepreservice.it
Viviamo nella società della comunicazione, ed in molti casi dell’iper-comunicazione, della sovra-comunicazione. Dominati dai mass-media, dipendenti anche non volendolo. Uomini e donne sottoposti ad una giornaliera esposizione mediatica di grosse proporzioni: quando accendiamo la Tv o la radio, quando sfogliamo un giornale o una rivista, quando guidiamo la nostra auto o passeggiamo per strada avvolti dai cartelloni pubblicitari, quando viaggiamo su internet o quando riceviamo sul nostro cellulare un sms, e gli esempi potrebbero continuare. Un’esposizione che non esclude i giovanissimi che spesso rappresentano i maggiori fruitori di questo attraente lunapark mediatico, schiavi di una bailamme comunicativa.
Diventa sempre più pressante, quindi, domandarsi quale etica sottende la moderna comunicazione dei diversi media e quali siano i diritti e doveri dei soggetti che fruiscono o subiscono i processi comunicativi. Sorridente e un po’ disincantato, mi risponde, Stefano Bonaga, docente di antropologia filosofica presso l'Universita' di Bologna, nonché ideatore di Iperbole, la prima rete civica, nata a Bologna nel dicembre 1994 quando il professor Bonaga ricopriva presso il Comune l'incarico di Assessore all'Innovazione amministrativa, la Comunicazione e i Progetti Telematici.
"A quanto pare cominciamo con una domanda difficile – sorride – speriamo diventino più facili. Innanzitutto io distinguerei informazione da comunicazione. Sono due settori completamente diversi; l’informazione genera sorpresa, la comunicazione invece è una condivisione degli oneri dell’informazione, nella società attuale c’è molta comunicazione e poca informazione. "
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